Credito imposta industria 4.0: tutti i chiarimenti attesi nella circolare 9/E dell’Agenzia delle Entrate

Lo scorso 23 luglio l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato la Circolare 9/E che interviene chiarendo i molti aspetti dubbi generati dal passaggio dal sistema della maggiorazione degli ammortamenti al credito d’imposta.
Un documento interpretativo fortemente atteso e che ha il carattere di interpretazione ufficiale. Delineato inoltre di concerto con il parere del MiSE, ha il potere di invalidare eventuali risposte in conflitto fornite dalle direzioni regionali nei mesi scorsi.
Sotto forma di risposta a quesiti specifici, la Circolare 9/E si articola in sette capitoli, toccando gli elementi più rilevanti della disciplina agevolativa del credito d’imposta per l’acquisto di beni strumentali così come recentemente modificato dalla legge di bilancio 2021.
I capitoli sui cui si espressa l’Agenzia delle Entrate sono:

  • Soggetti interessati
  • Investimenti
  • Ambito temporale
  • Determinazione dell’agevolazione
  • Utilizzo
  • Cumulo con altre agevolazioni
  • Rideterminazione dell’agevolazione

Molte le precisazioni fornite, quelle di maggiore interesse riteniamo possano essere le seguenti:

Beni in leasing: l’AdE conferma che la disciplina è estesa in tutte le sue disposizioni ai beni acquisiti in leasing. Per i beni in leasing riscattati per la determinazione del credito di imposta spettante al locatario, non assume alcuna rilevanza il prezzo di riscatto dallo stesso pagato all’atto di esercizio del diritto di opzione, ma solo quello all’atto dell’acquisizione. Nel caso di beni acquisiti in leasing per i quali non ci sia poi il riscatto del bene o la cessione del contratto, l’Agenzia scrive che il mancato esercizio del diritto di riscatto così come la cessione del contratto di leasing durante il “periodo di sorveglianza” (entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di entrata in funzione ovvero a quello di avvenuta interconnessione) costituiscono causa di rideterminazione dell’incentivo perché sono casi da assimilare alla cessione a titolo oneroso e delocalizzazione dei beni agevolati acquisiti in proprietà per i quali vi è il recapture, cioè il credito d’imposta è corrispondentemente ridotto escludendo dall’originaria base di calcolo il relativo costo.
Per i beni acquisiti in proprietà a seguito di riscatto che diventano poi oggetto di un contratto di sale and lease back invece il credito d’imposta non sarà oggetto di rideterminazione qualora, nel periodo di sorveglianza, il bene acquisito in proprietà a seguito di riscatto venga successivamente ceduto a una società di leasing nel contesto di un’operazione di sale and lease back.

Ambito temporale: L’AdE chiarisce quale disciplina debba applicarsi nel periodo di compresenza delle due disposizioni normative. In altre parole, si tratta del periodo tra il 16/11/2020 e il 31/12/2020 e poi anche per il periodo tra il 01/01/2021 e il 30/06/2021 per i quali sono previsti incentivi sia dalla legge di bilancio per il 2020 (160/2019) sia da quella per il 2021 (178/2020).
L’Agenzia spiega che si deve valutare “distinguendo il caso degli investimenti per i quali alla data del 15 novembre 2020, vale a dire anteriormente alla decorrenza della nuova disciplina, si sia proceduto all’ordine vincolante e sia stato versato l’acconto del 20 per cento (c.d. “prenotazione”), dal caso degli investimenti per i quali alla suddetta data non risultino verificate tali condizioni”.
Nel caso della prenotazione pre 15/11/2020 – spiega la Circolare 9/E – gli investimenti, sempre se effettuati (vale a dire completati) entro il 30 giugno 2021, restano “incardinati nella precedente disciplina di cui alla legge di bilancio 2020”.
In caso contrario si rende applicabile la nuova disciplina introdotta dalla legge di bilancio 2021.

Quote annuali di fruizione del credito: l’AdE specifica che la ripartizione in quote annuali risponde alla necessità, soprattutto di ordine finanziario, di porre un limite annuo all’utilizzo del credito d’imposta – nella misura di un terzo dell’importo maturato – e non già di fissare un obbligo di utilizzo dell’intera quota annuale ivi stabilita o un limite temporale alla sua fruizione. Pertanto, nel caso in cui la quota annuale – o parte di essa – non sia utilizzata, l’ammontare residuo potrà essere riportato in avanti nelle dichiarazioni dei periodi di imposta successivi senza alcun limite temporale ed essere utilizzato già dall’anno successivo, secondo le ordinarie modalità di utilizzo del credito, andando così a sommarsi alla quota fruibile a partire dal medesimo anno. Questo anche oltre il limite del terzo anno.

Interconnessione tardiva: L’AdE specifica che il “ritardo” nell’interconnessione produca solo un semplice slittamento del momento dal quale si può iniziare a godere del beneficio, come avveniva nel caso dell’iperammortamento. Quanto alle modalità di fruizione del beneficio, spiega che nel caso in cui il bene entri in funzione, pur senza essere interconnesso, il contribuente può scegliere tra due strade: la prima è iniziare a godere del (minore) credito d’imposta per i beni non 4.0 fino all’anno precedente a quello in cui si realizza l’interconnessione; fatta l’interconnessione, potrà fruirne “in misura piena” decurtando il beneficio delle quote già fruite in precedenza e dividendo il beneficio residuo in un nuovo triennio di fruizione di pari importo. La seconda strada è invece attendere l’interconnessione e fruire del credito di imposta direttamente “in misura piena”. Infine, l’agenzia ricorda che l’interconnessione tardiva si ha solo nel caso in cui il rinvio sia dovuto alla necessità di acquisire o di adeguare l’infrastruttura informatica necessaria all’interconnessione e non all’adeguamento delle caratteristiche tecniche del bene (in tal caso si tratterebbe infatti di revamping).

Cumulo con altre agevolazioni: I crediti d’imposta per l’acquisto di beni strumentali sono espressamente cumulabili con altre misure di favore (fiscali e non) insistenti sugli stessi costi ammissibili al credito d’imposta, nel limite massimo rappresentato dal costo sostenuto.
Per verificare che gli importi non superino il costo, “è necessario individuare i costi riferibili ai beni oggetto di investimento ammissibili a entrambe le discipline agevolative e assumere, quali costi rilevanti ai fini del credito d’imposta, l’importo complessivo dei costi ammissibili, al lordo dei contributi agli stessi correlati, cioè per il loro intero ammontare, anche se di tali costi il contribuente non è rimasto inciso per effetto dei contributi erogati a suo favore. Quindi, occorre calcolare il credito di imposta teoricamente spettante, e sommare tale importo teorico a quello degli altri incentivi pubblici concessi sui medesimi investimenti”.
Il risultato di tale somma non deve superare il “costo sostenuto” ovverosia l’ammontare complessivo dei costi ammissibili di competenza del periodo di imposta per il quale il contribuente intende avvalersi del credito di imposta.

A questo link è consultabile il documento ufficiale per una estesa e approfondita lettura.

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29 luglio 2021

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